Metodi di valutazione del reddito attribuibile ai beni immateriali

marzo 25, 2016  |   Blog   |     |   0 Comment

 

Le immobilizzazioni immateriali non sono visibili nello stato patrimoniale come lo sono altre attività come le disponibilità liquide, giacenze in magazzino, macchinari e attrezzature. Tuttavia, i beni immateriali fanno spesso la differenza tra guadagnare un “normale” ritorno sugli investimenti e godere di guadagni oltre tale livello. Per loro natura, i beni immateriali sono unici e, poiché il nesso tra la proprietà intellettuale e il suo impatto sull’utile operativo non è sempre chiaro, la valutazione delle attività immateriali richiede un ragionamento disciplinato, ma creativo.

ATTIVITÀ IMMATERIALI E PROPRIETÀ INTELLETTUALE

Nell’ambito delle licenze, è importante sottolineare una distinzione tra beni intangibili e proprietà intellettuale. La proprietà intellettuale è un sottoinsieme dei beni intangibili che conferisce protezione legale, permettendo così il trasferimento di questi diritti attraverso licenze. Però, non tutte le attività immateriali possono essere facilmente concesse in licenza o giuridicamente protette. Per esempio, l’esperienza di gestione e i processi aziendali sono riconosciute come attività immateriali, ma sarebbe molto difficile concederle in licenza a terzi.

VISIONI CONVERGENTI SULLA VALUTAZIONE DEI BENI INTANGIBILI

Sia la best practice internazionale sui prezzi di trasferimento infragruppo, sia i professionisti operanti nel settore delle valutazioni che la comunità operante nell’ambito delle proprietà intellettuali concordano sulla premessa di base che sottintende al valore delle immobilizzazioni immateriali. Mentre la terminologia può variare, l’argomento comune è che un valore ragionevole o equo dovrebbe essere basato su uno scambio di una attività tra parti consapevoli che hanno conoscenza di tutti i fatti rilevanti.

Punto di vista dei professionisti delle valutazioni

“Nessuna formula generalmente applicabile alla moltitudine di questioni diverse di valutazione può essere elaborata. Una valutazione solida /affidabile sarà basata su tutti i fatti rilevanti, ma elementi di buonsenso, giudizio informato e ragionevolezza devono entrare nel processo di ponderazione di tali fatti e determinare il loro significato complessivo”.

APPROCCI DI VALUTAZIONE

Nella valutazione delle attività sono tre gli approcci generalmente accettati che si applicano: quello del costo, quello del mercato e quello del reddito. Mentre questi metodi trovano le loro radici nella valutazione dei beni immobili, essi sono stati adattati per la valutazione delle attività immateriali e la determinazione dei tassi della royalty.

(a) Approccio del Costo

L’approccio del costo quantifica il valore basato sul costo per creare e sviluppare gli assets. I valori determinati utilizzando questo approccio tengono anche conto del costo previsto per sostituire un bene già posseduto. Questa teoria assume che una parte non sia disposta a pagare per utilizzare la proprietà immateriale più del costo per sostituirla. L’approccio del costo viene spesso utilizzato per valutare una nuova proprietà come, ad esempio, una tecnologia embrionale o quando le informazioni necessarie per altri approcci non sono disponibili. L’approccio del costo può essere applicato anche in situazioni in cui ci sono molti sostituti dell’attività immateriale. Un esempio potrebbe essere un brevetto non ampio, intorno al quale è facile progettare varianti. L’approccio del costo non considera il flusso di reddito e/o profitto futuro, le condizioni di mercato, la vita utile e il rischio associato alla ricezione di
benefici economici futuri.

(b) Approccio del Mercato

L’approccio del mercato valuta gli asset sulla base di transazioni comparabili tra parti indipendenti. Quando si considerano transazioni comparabili è importante valutare sino a che punto esse siano veramente comparabili. I fattori da considerare sono: la struttura societaria, il relativo potere di contrattazione tra le parti; il settore di appartenenza; le dimensioni del mercato; la quota di mercato delle parti coinvolte; la redditività lorda e operativa; qualsiasi barriera economica, giuridica, normativa, politica o di altra natura all’ingresso; introduzioni di nuovi prodotti e le prospettive di crescita per i relativi prodotti. Il periodo in cui la transazione  comparabile è avvenuta può influenzare tutti questi fattori, così come possono farlo i termini e le condizioni contenute nel contratto di licenza. Se sono disponibili precise transazioni equivalenti, l’approccio del mercato fornisce una potente prova del valore di un asset. Per loro natura, le proprietà intellettuali tendono ad essere relativamente uniche, ed è raro trovare comparabili esatte. Tuttavia, transazioni comparabili imprecise potrebbero servire come guida o indicazione del valore. Ai sensi della normativa fiscale USA e OECD in tema di prezzi di trasferimento, possono essere apportate modifiche alle transazioni comparabili imprecise per compensare le differenze “Se l’effetto di tali differenze sui prezzi o sui profitti può essere accertato con sufficiente precisione per migliorare l’affidabilità dei risultati”. Esempi potrebbero includere adeguamenti per i costi dell’assistenza tecnica o adeguamenti di reddito per tenere conto di diverse politiche di trasporto merci.

(c) Approccio del Reddito (o reddituale)

Il metodo reddituale (o del reddito) stima le attività sulla base del valore attuale dei flussi di reddito futuri attesi ed è uno dei metodi più largamente utilizzati per la determinazione sia di valori una tantum, sia dei tassi di royalty per beni immateriali. Tre parametri devono essere quantificati per utilizzare questo metodo:

  1. Il flusso di reddito futuro proveniente dall’attività immateriale
  2. La durata del flusso di reddito – che corrisponde alla vita utile residua dell’attività
  3. Il rischio associato alla realizzazione del flusso di reddito

La durata del futuro flusso di reddito è determinata dalla previsione della
vita utile dell’asset, che può essere limitata dalla sua vita legale (ad esempio, da 10 a 20 anni per un brevetto) o dalla sua vita tecnologica.

Il rischio associato alla realizzazione del flusso di reddito può essere registrato da due dei parametri utilizzati nell’approccio reddituale: gli importi previsionali di reddito annuo e il tasso di sconto utilizzato nel calcolo del valore attuale.

Il futuro flusso di reddito derivante dalla proprietà intellettuale può essere quantificato utilizzando una varietà di approcci a seconda delle specifiche circostanze. Quattro approcci sono solitamente considerati nel contesto delle analisi di valutazione.

(i) Metodo del rendimento differenziale (excess earning).  L’approccio del rendimento differenziale (o  in eccedenza) si basa sulla premessa che il valore di una proprietà può essere misurato attraverso i guadagni incrementali raggiunti da un prodotto proprietario rispetto ad un prodotto sostanzialmente identico, ma non proprietario (cioè, una versione “generica”). Per prodotto “proprietario”, come qui utilizzato, si intende un prodotto che incorpora un bene immateriale, come un brevetto o un marchio. I “rendimenti differenziali” (o in eccedenza che si voglia dire) possono derivare dal prodotto proprietario che consente un prezzo maggiorato (price premium), o che offre alcuni risparmi sui costi di produzione o che consente il raggiungimento di quantità di vendite più elevate. La sfida più difficile nel tentativo di utilizzare l’approccio del rendimento differenziale è trovare una versione generica del prodotto di proprietà, in modo tale che l’unica differenza tra i due sia la presenza o l’assenza del bene immateriale valutato. Affinché il confronto tra i rendimenti sia appropriato, è importante che nessun fattore esterno contribuisca al rendimento in eccedenza ottenuto dal prodotto proprietario. Esempi di tali fattori sono: differenze nelle funzioni/caratteristiche dei prodotti, servizi post-vendita e di garanzia offerti e costi dei componenti e del lavoro necessario per realizzare ciascuno dei prodotti. In presenza di tali fattori, il confronto rimane utile purché possano essere apportati adeguamenti per contabilizzare l’impatto di queste differenze.

(ii) Metodo del costo della perdita.  L’approccio del costo della perdita (ovverosia della perdita di reddito) quantifica l’ammontare del reddito che andrebbe perso se il proprietario
non avesse avuto l’attività, per esempio un marchio. Tale flusso di “reddito”
sarebbe dato dagli importi dei quali il reddito totale diminuirebbe in assenza del marchio. Tale diminuzione può essere dovuta ad un minor numero di unità vendute e/o un minore prezzo unitario che è stato ricevuto.

(iii) Metodo Royalty relief (o dei tassi di royalty). L’approccio royalty relief o, traducendo letteralmente, dello sgravio dalla royalty è basato sulla teoria che il valore di un bene può essere misurato da ciò che il proprietario dell’asset avrebbe pagato in royalties se non  avesse posseduto la suddetta proprietà intellettuale e avesse dovuto prenderla in licenza da una terza parte. Questo metodo richiede la selezione di una royalty stimata. Nella misura in cui la royalty è costante (ad es. date percentuali dei ricavi netti per tutto il tempo in cui la licenza è in vigore), il valore della proprietà intellettuale è il valore attuale netto del flusso atteso dei pagamenti della royalty. Nel determinare l’orizzonte temporale della proiezione e il valore del tasso di sconto appropriato, si dovrebbero prendere in considerazione i fattori discussi in precedenza in relazione all’approccio reddituale.
L’approccio del royalty relief non esclude l’applicazione contemporanea degli altri metodi di valutazione discussi in precedenza. Ad esempio, gli approcci del mercato (come la CUP analysis interna od esterna) e degli utili in eccesso (excess earnings) possono essere utilizzati per determinare tassi di royalty ragionevoli, che sono successivamente utilizzati per i calcoli dello sgravio dalla royalty.

(iv) Metodo del reddito residuale. L’approccio del reddito residuale richiede una separazione sistematica del business nelle attività che lo compongono, per esempio impianti e macchinari, denaro contante e titoli commerciabili, capitale circolante etc. Partendo dal reddito complessivo del business, si deve dedurre il rendimento previsto o normale associato a ciascuna classe di attività, fatta eccezione per l’attività in considerazione (i.e proprietà intellettuale).

L’importo residuo di reddito rappresenta il ritorno attribuibile all’attività oggetto di valutazione. Sebbene in teoria attraente, questo approccio è spesso difficile da attuare in situazioni in cui più beni intangibili interrelati sono impiegati nel business.

Una variante di questo metodo è declinata nel mondo del transfer pricing sotto il nome di profit split method.

Il Profit Split method

Come per l’approccio residuale sopra descritto, in ambito di transfer pricing, l’approccio del profit split richiede una separazione sistematica del business nelle attività routinarie che lo compongono e cioè tipicamente l’attività produttiva, distributiva. Si attribuiscono quindi attraverso benchmark di mercato specifiche redditività di mercato a tali funzioni routinarie e si ricava così il reddito residuale rispetto a quello totale realizzato dalla società attribuendolo al complesso degli IP. La logica che sottintende tale metodologia è che l’extraprofit di un business, rispetto alle funzioni tipiche remunerate a tassi di mercato, sia da attribuire agli IP che l’azienda possiede.

PATENT BOX E METODI VALUTATIVI

Il metodo CUP (interno ed esterno) per determinare i ricavi, al netto dei costi diretti ed indiretti rilevanti, è il metodo che, insieme al residual profit split, è indicato come preferenziale al fine di determinare il contributo economico attribuibile ai beni immateriali per cui viene richiesta l’agevolazione, con il conseguente uso di banche dati e metodologie tipiche del transfer pricing.

 









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